“Nero” di Daniele Mancini

Una raccolta di racconti diversi uno dall’altro. Questo è “Nero” di Daniele Mancini, edito da Kimerik. 184 pagine in cui lo scrittore tiburtino racconta con maestria vere e proprie scene da brivido, arricchite da descrizioni meticolose di ambienti e personaggi.

Ma da cosa prende il nome questo libro? Nero sta per male. Che sia quotidiano o assoluto, il male è il leitmotiv che scandisce tutti e quattro i racconti (“Tre minuti”, “La casa dei ragazzi perduti”, “La scelta” e “La maledizione”). Infatti, i protagonisti, sono impegnati in contrasti più o meno accentuati proprio con il male, in una lotta che li porterà a compiere scelte difficili, al limite della razionalità. Ecco perché i racconti donano una chiave di volta diversa a credenze, miti e leggende popolari.

“Rimase colpita e immobile nell’osservarla. Raffigurava una donna dall’aspetto molto bello, seducente, se non fosse stato per quel ghigno e quello sguardo così malvagio. Nella mano sinistra stringeva quello che all’apparenza sembrava essere una figura umana. Cristina la guardò meglio e un brivido di terrore la percorse. Non era un uomo, ma un piccolo uomo, un bambino. Il mostro sembrava quasi sorridere. Cristina per la prima volta da quando era entrata nella grotta ebbe davvero paura”.

Punto di forza della narrazione di Mancini è rappresentato dalle descrizioni: ambientazioni fantastiche e surreali oppure arricchite da elementi paurosamente attuali accompagnano il lettore in questa piacevole quanto fluente lettura. L’abilità dell’autore si palesa anche in soluzioni narrative particolari. Come in “Tre minuti”, racconto in cui il lettore può scegliere il finale preferito tra “Finale bianco” o “Finale nero”. Oppure leggerli entrambi.

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