Perez, un noir metropolitano

“L’OCCHIO CINEFILO”: recensione film “PEREZ.” Di Edoardo De Angelis

Dal 2 ottobre 2014- al cinema

 

La seconda opera di Edoardo De Angelis è un noir metropolitano che brilla grazie all’ottimo cast, Luca Zingaretti, Marco D’Amore, Simona Tabasco, Gianpaolo Fabrizio e all’ambientazione perfetta; un noir spietato e lucido che è incentrato tutto sulla vita e sulla voglia di agire del suo protagonista, PEREZ. Appunto, le difficoltà di questi di uscire fuori da un  tunnel nero, il suo cadere sempre più giù nei meandri del male sullo sfondo di acciaio del centro direzionale di Napoli, una zona neutra, agghiacciante, un non luogo come ce ne sono tanti nel mondo, un insieme di grattacieli che sovrastano finanche il cielo, sempre grigio, plumbeo; un film girato sempre di notte per creare l’effetto cupo della storia, cupo come l’angoscia interiore del protagonista, una atmosfera perfetta che opprime ogni cosa. Un noir dove De Angelis pone l’azione al centro delle vicende, un rutilante tourbillon di situazioni grottesche, sentimenti contrastanti, violenza, degrado morale; un tentativo coraggioso di thriller con il quale il regista racconta una storia infernale e claustrofobica. Demetrio Perez (Luca Zingaretti) è un avvocato d’ufficio ormai fallito e rassegnato che vive nella mediocrità per difendersi dal mondo, ha un rapporto conflittuale con la figlia e conduce una vita ormai senza più ideali almeno fino a quando il male non entrerà in casa sua, minaccerà la stessa esistenza sua e di sua figlia; ed ecco allora che l’uomo senza qualità come direbbe Kafka, per difendere sua figlia Lea (Simona Tabasco) che si è fidanzata col pericoloso criminale (Marco D’Amore) tira fuori tutta la rabbia e la determinazione che ha accumulato in tanti anni e tutte le sue paure lasciano il posto al coraggio. Il film bellissimo all’inizio ha un abbondante tempo di fulminante incisività e il grigiore dei grattacieli di Napoli si intona col grigiore del cuore di Perez;  tuttavia è un film con un po’ troppa carne al fuoco e tende a perdere di vigore nel momento culminante e ad implodere in taluni meccanismi già visti ma viene sorretto da una fotografia impeccabile che punteggia le immagini rendendole comunque spettacolari e soccorrendo ad una trama all’improvviso impantanatasi in un banale vortice; così il film resta un noir riuscito a metà con un ottimo inizio e via via un finale che va da sé, un po’ troppo fumo e niente arrosto, tutto molto patinato ma in molti momenti di poca sostanza. Le psicologie dei personaggi si reggono molto sulla atmosfera di questa Napoli glaciale e spietata e alla fine non hanno quello spessore che la storia merita e gli stessi personaggi meritano per la bontà di una trama comunque buona. Resta un film da vedere comunque.

DANIELA MEROLA

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Daniela Merola

Un saluto a tutti, sono Daniela Merola, scrittrice, blogger, giornalista e il mio sentiero è sempre stato "il coraggio delle proprie idee".

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