Paradiso-Inferno andata e ritorno: un viaggio nella pedofilia

Giuseppe Carbone nasce a Tricarico (MT) il 2 novembre del 1960. Dopo aver ottenuto il diploma al Liceo Linguistico, matura diverse esperienze lavorative in grandi strutture alberghiere a livello mondiale. Vanta un passato di attivista politico: è stato infatti Consigliere comunale, Presidente di Commissione e Capogruppo di Partito a Potenza. Annovera tra le sue imprese anche la vicepresidenza dei Giovani Imprenditori della Confcommercio. Attualmente è un piccolo imprenditore.

Oggi abbiamo deciso di incontrarlo, per scoprire qualcosa in più su di lui e sulla sua dolorosa esperienza, testimoniata nel libro autobiografico Paradiso-Inferno andata e ritorno: un viaggio nella pedofilia (Kimerik).

Chi e’ Giuseppe Carbone e di cosa si occupa?
Sono un piccolo imprenditore.

Cosa l’ha spinta a scrivere un’opera sulla sua dolorosa esperienza? Spesso esternare su carta i propri pensieri e le proprie sensazioni aiuta a sentirsi piu’ leggeri, a sfogarsi. Lei aveva mai scritto, anche su un semplice diario, prima d’ora?
La mia opera nasce in un momento di difficoltà legato alla mia separazione e alla sofferenza dei miei figli, all’epoca minori. Scrivere questo romanzo mi ha completato come uomo, mettendomi in condizione di migliorarmi e di liberarmi ulteriormente della sofferenza interiore che provavo.

Come mai ha deciso soltanto adesso di pubblicare la sua testimonianza? Cos’e’ che ha fatto scattare in lei la voglia di denunciare, superando il dolore e la vergogna che spesso affliggono le vittime dei pedofili?
Non avevo mai scritto in passato, devo dire che scrivere mi gratifica, mi sento libero, come se fossi ipnotizzato da qualcosa di bello, di magico.

Sappiamo che sono molte le soddisfazioni ottenute dopo la pubblicazione di Paradiso-Inferno, non solo per il riscontro positivo di critica e di pubblico, ma soprattutto per il feedback umano ed emotivo. Molte persone grazie a lei hanno trovato il coraggio di denunciare… Conferma?
Premetto che dopo aver subito violenze a 5 anni e 11 anni confessai per la prima volta quello che accadde a mia madre all’età di 42 anni. Ma ciò che davvero mi ha spinto ad uscire pubblicamente allo scoperto è stato ascoltare quotidianamente in tv e leggere sui giornali di vergognosi reati di pedofili: allora ho pensato fosse giusto avere coraggio per aiutare le altre vittime coinvolte.

Come si sente da quando ha constatato che la sua opera si sta dimostrando d’aiuto a molti?
Dall’inizio ad oggi dopo diverse presentazioni, contatti, interviste televisive, carta stampata e altro, molte persone mi hanno contattato, fermato, hanno apprezzato il mio coraggio, mi hanno raccontato le loro tristi storie. Mi sento gratificato, perché so che il mio sacrificio si sta rivelando utile a molti, ed è solo l’inizio, non ci fermeremo mai e il fenomeno è mondiale.

E’ soddisfatto dei risultati ottenuti o crede che ancora ci sia molto da parlare e da legiferare sul problema “pedofilia”?
Sono soddisfatto del grande lavoro di comunicazione che stiamo portando avanti, stiamo lavorando per realizzare un centro di ascolto fatto da un team di professionisti. Naturalmente le persone devono parlarne tra di loro senza aver paura o vergogna di affrontare tale problematica, mi riferisco anche a persone estranee al fenomeno. Il governo dovrebbe fare una nuova legge, aumentando le pene ed applicando la legge senza sconti.

Ha raccontato a tutto tondo la sua esperienza o ci sono dei dettagli che ha preferito omettere, mitigare? Inoltre, ha inserito degli elementi che non ha vissuto in prima persona e di cui magari e’ venuto a conoscenza tramite storie confessatele da altre vittime?
Ho raccontato per intero le mie due violenze, senza omettere nulla. In verità avrei potuto scrivere decine e decine di pagine in più perché la mia vita è stata molto ricca di episodi, fortunatamente non solo dolorosi. Mi piace precisare che il contenuto del mio libro è totalmente autobiografico, non è stato inventato nulla, tutto è stato vissuto con sofferenza dalla mia persona… Sono il primo caso in Italia ad aver subito due violenze e ad aver avuto il coraggio di denunciarle pubblicamente.

Chi e’ stato il primo a sapere della sua opera? Come ha reagito?
La prima persona a sapere delle mie violenze fu mia madre, piangemmo per cinque lunghi minuti nel mio negozio.

Pensa di condurre, anche grazie all’aiuto e alla diffusione della sua opera, una campagna di sensibilizzazione sul tema “pedofilia”, per anni ritenuto quasi un tabu’ e adesso, a volte, messo sotto i riflettori anche se non se ne conoscono le caratteristiche?
Il mio compito è quello di divulgare in più sedi possibili il fenomeno, e far comprendere ai genitori, ai ragazzi e ragazze dei pericoli connessi alla pedofilia, per aiutarli. Non ci fermeremo mai, ho già iniziato ad organizzare incontri con le scuole superiori.

Lei, da vittima, ritiene che si possa trattare in alcuni casi di un disturbo, di una malattia quindi? O ritiene che sia sempre e comunque un reato perpetuato volontariamente dai pedofili?
So per certo che chi subisce violenze può trasformarsi in un serial killer pedofilo, drogato, alcolizzato e può persino suicidarsi. Ma chi è il carnefice non può trasformarsi in vittima. Spetta alla Magistratura individuare pene più severe. Credo che sia necessario avere la certezza della pena, queste persone vanno contrastate con ogni mezzo, mi piacerebbe diventare un simbolo in questo paese per la lotta alla pedofilia.

 

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