Recensione “Le ciliegie della strega” di Alberto Prandi

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Approfondimenti sull’autore e sul Libro.

“Le ciliegie della strega” è la quarta fatica letteraria di Alberto Prandi.
Il volume riprende il tema dei viaggi, degli incontri e dei ricordi che aveva caratterizzato il suo predecessore – “Meduse: gli aquiloni del mare“, per poi addentrarsi tra gli strati più profondi dell’animo umano.
Ogni componimento è preceduto da un’introduzione critica che permette al lettore di conoscere i retroscena, le esperienze e gli stati d’animo che stanno alla base di ciascuna poesia.
L’autore compie un’esplorazione tra le pieghe della sua anima e porta alla luce riflessioni e idee pulsanti, che hanno bisogno di essere colte come ciliegie, di respirare come creature vive e di essere condivise.
Il Prandi ci ricorda ancora una volta che il viaggiare ci apre la mente, permettendoci di conoscere realtà e culture diverse dalla nostra.
Confrontandoci con il diverso scopriamo che diamo per scontati libertà e privilegi che in realtà vengono preclusi ad altri popoli.
Le sue memorie in versi ci trasportano attraverso il tempo e lo spazio in una danza di ricordi: veniamo abbagliati dall’incanto delle terre d’Irlanda, ci mescoliamo tra i gipsy dell’Andalusia, rievochiamo i miti antichi durante una traversata nell’Oceano Pacifico, facciamo nostre le sensazioni ch’egli ha provato in Turchia e in Cappadocia, percepiamo l’atmosfera mistica della Scozia e seguiamo la sua fuga in cerca di vita:

ho camminato con la lanterna rossa nelle
notti dagli argini di carta,
ti ho amata,
hai ballato sul mio cuore, fuggita rincorrendo il sogno di
libertà, e risorta,
ti ho baciata”
.

Per una persona che tante volte ha fatto esperienza del viaggio e della ricerca di libertà è impossibile non soffermarsi a riflettere sul tragico destino di molti migranti:

“nebbia paludosa e fredda, tu corri nel sordo lamento ferito
dall’urlo di salvezza,
ricopri corpi straziati, caduti, affogati, stanno morendo,
e la meta è lontana”.


La scrittura ancora una volta viene esaltata dalle liriche dello scrittore, quale mezzo perfetto con cui offrirsi al prossimo, con cui comunicarsi.
In quest’ottica, le ciliegie sono una metafora: ogni singolo, piccolo frutto rappresenta la condensazione di un concetto, che l’autore ha elaborato in base a immagini, notizie ed eventi che hanno lasciato in lui un segno significativo. Non occorre che si tratti di qualcosa che dev’essere strettamente collegata al suo vissuto affinché lui se ne senta coinvolto. Ogni fatto significativo per l’umanità può lasciare un’impronta in chi ha una spiccata sensibilità.
La figura della strega qui si discosta da quella maligna partorita dall’immaginario collettivo, demonizzata e perseguitata a causa dell’ignoranza, della stupidità e del fanatismo del passato.
In realtà la strega non è altro che un’erborista, una donna acuta e sensibile, dotata di un fascino misterioso e da un profondo legame con la natura: da quest’ultima insegnamenti e medicamenti per guarire gli ammalati.
Per fortuna il passato è ormai concluso e spesso persino dimenticato. Tuttavia è il presente sconclusionato e incerto in cui viviamo che dovrebbe preoccuparci.
Perché , come è stato ripetuto tante volte anche in questi ultimi mesi, senza il presente non c’è futuro. E la recente diffusione di un virus sconosciuto e potenzialmente mortale, che attacca soprattutto i più deboli togliendo loro il respiro, ci ha dato uno scossone:

“lento e acuto il respir di morte è intorno,
l’invisibile assassino pulisce le strade del tempo”


Il Covid-19, questo nemico silenzioso e invisibile, ha portato con sé un clima di guerra. Siamo stati costretti a fermarci a pensare e a guardare i danni causati dalla nostra incoscienza. Ha incrinato le certezze e ci ha costretti a riavvicinarci, pur mantenendo le distanze fisiche, e a lavorare di comune accordo per il benessere collettivo.
In uno scenario così terribile, il popolo italiano viene ritratto nelle sue manifestazioni positive come la preghiera, l’umanità del papà in raccoglimento, la ritrovata voglia di unità e di riscatto:

“Nel lento giorno, pieno del vuoto umano e in affanno,
echi risuonano la presenza nascosta d’anime vive,
unite in una sola preghiera, stanno”.


A quest’immagine si contrappone la confusione e lo smarrimento di chi cerca di guidare un popolo nella tempesta. Biasimo nei confronti di coloro che, armati di pessimismo e vane chiacchiere, anche nell’ora più buia pensano soltanto a remare contro e ad alimentano il terrore:

Or giunti all’adunanza della paura,
di creta è il pensiero,
modellato a misura,
per soggiogar la mente,
la devi terrorizzare”


Ma l’umanità, ora più che mai, ha bisogno di positività e speranza.
Soffermandosi in particolare sui propri conterranei, il Prandi ci ricorda che nonostante i nostri difetti, la nostra incapacità a rispettare le regole, il nostro essere rumorosi e confusionari, facendo appello alla cultura e alla storia che ci ha resi grandi in passiamo possiamo tornare a vincere nel futuro. Perché nel momento della necessità sappiamo tirare fuori la parte migliore di noi.

Le ciliegie della strega
di Alberto Prandi
ISBN: 978-88-5516-496-2
Formato: Rilegato
Genere: Poesie
Collana: Karme
Anno: 2020
Pagine: 108
Disponibile anche in formato eBook

Alberto Prandi è nato a Mondadizza, frazione di Sondalo (SO), nel 1951. Ha iniziato a scrivere nel 2007, ma solo alcuni anni dopo ha iniziato a pubblicare le sue opere. Ha partecipato a diversi concorsi letterari, tra cui il Premio Nazionale di Poesia “Leandro Polverini”. Con Kimerik ha pubblicato: Il viaggio dell’anima persa (2018), Le farfalle volano anche di notte (2018), Meduse: gli aquiloni del mare (2019); ha inoltre contribuito a numerose antologie di poesia, tra le quali Poetry 2019 e Lettere d’Amore 2020.

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