Un viaggio straordinario nella poesia e nella parola

Come nasce una poesia? Qual è il mistero che regola la poesia? Se ci avviciniamo ai grandi, scopriamo che anch’essi avevano dubbi, si osservano le loro continue limature, il lavoro immenso e nascosto dentro semplici parole. Dietro una poesia c’è, dunque, un labor limae continuo, ma questo lavoro di sistemazione non è sempre consapevole. A volte e per alcuni sembra che sia piuttosto un’attesa paziente e laboriosa che una forma arrivi, non del tutto consapevole, a maturazione (vengono in mente le allucinazioni di Campana ne L’invetriata).
Naturalmente esistono vari linguaggi e secondo Lotman che analizza la struttura del testo poetico, il linguaggio dell’arte, insieme a quello del mito e della religione, fa parte delle lingue di simulazione. Il poeta, come il musicista, come il romanziere, deve conoscere questo linguaggio e noi, solo conoscendone le tecniche, riusciremo a decodificarlo.
L’esperienza attuale di comunicazione ci fa consapevoli che esiste sempre un sottotesto: pubblicità e politica ci insegnano che occorre saper leggere tra le righe per poter decodificare messaggi sempre più complessi.
La poesia, subito dopo essere di chi la scrive, è (quando è vera arte), anche di chi la legge, infatti, al di là del significato, resta, quasi impercettibilmente, un’aurea evocativa. E via via che la poesia torna a ricomporsi è come se prendesse vita una seconda volta per aprirsi a noi. Rimane, però, una traccia quasi indecifrabile, in ogni poesia, in ogni testo d’Autore, è l’elemento impalpabile, un ricordo ancestrale che in un’associazione apparentemente casuale diviene poesia.
Ma non esiste una regola: Montale sostiene di aver sempre scritto di getto, con scarsissime correzioni (Montale, Sulla poesia), finita l’occasione, finita anche la possibilità di intervenire sulla poesia.
A volte la letteratura nasce da episodi “occasionali”. Carpirne il recondito recesso dove la “Parola” prende lo spunto per nuovi significati è il senso ultimo (o forse Primo) dell’analisi testuale.
Montale, ad esempio, dichiara che si sente poeta d’occasione. Nel senso che il suo verso ha una matrice puramente casuale. Dentro questa “occasionalità” fluisce tutta la storia e la poetica del letterato e dell’uomo.

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni
e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo
o su la veccia spiare le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole bighe.
Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia sentire
con triste meraviglia com’è tutta la vita
e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Per guidarci in questa occasionalità letteraria e potrei dire colta, nel senso più puro che il termine colto sottende, ci soccorre la scelta, la selezione delle parole e l’analisi del testo.

Poesia “Meriggiare pallido e assorto”
Ecco i Gruppi fonetici Prevalenti:

SA SI SE ER TR

Nella tabella alcuni parametri fonetici, la quantità delle sillabe ed il loro uso. Nelle poesie il significato (ciò che letteralmente si intende dire) è inscindibile dal significante (ciò che scrivo). Difatti l’atmosfera, il climax, la tensione emotiva sono ricondotti non solo dal significato della parola ma anche dai suoni fonetici che la rappresentazione di quella parola conduce. L’evocazione cioè. In questa poesia (ricca di pathos e intensa) la “drammaticità” è anche rappresentata dalla quantità delle sillabe forti come “tr” – “er”.

Analisi del testo

Nella sequenza precedente abbiamo visto come i gruppi fonetici aspri abbiano precedenza assoluta, i fonemi di “apertura” rasserenanti sono davvero pochi e coincidono con i versi finali che fanno riferimento ai pochi significanti cosiddetti positivi.

Nella lirica Meriggio il paesaggio è tormentato e angoscioso: Rovente muro d’orto accentua, ma anche le rosse formiche o Frusci-serpi.
Potremmo citare il Correlativo oggettivo montaliano: la vita è un inferno privo di uomini, e questa assenza rende ancora più spettrale l’atmosfera.  Polo positivo: il mare, purezza (anche se lontano). Verbi indefiniti (infinito e gerundio) che fanno riferimento ai sensi: osservare, sentire.
L’altro infinito è meriggiare legato a 2 aggettivi: pallido (dimensione fisica) assorto (dimensione psicologica). L’uso   dell’infinito   sottende   una   dimensione   spazio-temporale    sfuggente e ripetitiva (seguitare una muraglia). E difatti le parole ripetute (parole chiave) sono muro e muraglia. Non è un caso, o forse semplicemente è poesia…

 

Gianfranco Natale
© Riproduzione riservata

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