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La storia come messaggio di pace e fratellanza

Calogero Parisi autore di Khal – storia di un impero illuminato, edito dalla Kimerik, ci trasporta nel medioevo dove le contrapposizione tra oriente ed occidente possano essere di un’attualità sbalorditiva. Ma il vero messaggio che l’autore ci vuole inviare è che attraverso la storia sentimenti di pace e fratellanza sono vivi più che mai. Un romanzo da leggere con dedizione, facendoci trasportare dal racconto ma anche dalla bella scrittura di Calogero Parisi, che ci offre il suo sapere e le sue conoscenze. Praticamente un viaggio nel passato, nel presente e nel pensiero del nostro autore. Ora posso affermare senza indugio che questa intervista risulta assolutamente consequenziale alla lettura e alla comprensione del libro; non mi dilungo oltre, mi rimane solo di augurarvi buona lettura.

Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere il suo romanzo? Credo sia stata la necessità di compendiare, attraverso una storia alternativa e romanzata, ambientata nel medioevo, la situazione attuale che, sempre più, vede contrapposto l’Occidente  a un Islam radicale, in uno scontro che rischia di degenerare in un conflitto di più ampie dimensioni,  un  ritorno alla barbarie delle idee. Nel mio lavoro, infatti, sono riflessi tutti gli ingredienti che costituiscono la realtà attuale; un Occidente diviso da nazionalismi magari non marcati come nel periodo in cui si svolge la mia storia ma, comunque sempre lontano dalla coesione e, soprattutto dimentico delle proprie origini, storiche, culturali e religiosi. L’Occidente di Khal, parimenti, è diviso in potentati in lotta egemonica tra loro. Il Regno Franco, la Britannia e il senescente Impero Bizantino ed è da questo momento che occorre partire se si vuole comprendere l’opera unificatrice di Khal, che dal profondo della Foresta Nera, imbevuto del concetto ellenistico e poi romano dell’Universalità, inizia la sua campagna di unificazione. A questo progetto si contrappone l’ Islam di Suleim finalizzato, nel nome di Allah ad assorbire, con la spada,  l’intero Occidente per sradicare da esso il retaggio religioso e sociale considerato nemico dei dettami coranici.

Khal e Suleim, protagonisti del romanzo, cosa personificano? Khal e Suleim incarnano, direi, l’evoluzione di un concetto storico che da imperialista si trasforma in un’idea di fratellanza e di tolleranza. Entrambi sono, il primo figlio e il secondo cultore, della visione ellenistica del mondo, scevra da quell’intolleranza dogmatica che, da sempre, si è dimostrata nefasta per i popoli. La loro visione, seppur imperialistica inizialmente,  si concretizza in una globalità che travalica gli angusti spazi del nazionalismo. Una concezione foriera di scambi culturali e commerciali in una pacifica coesistenza. Ed è la loro convergenza, iniziata in un momento drammatico, Suleim è stato sconfitto, la  sua armata annientata davanti la piana della Città Santa ed egli è pieno di odio verso il potente nemico “infedele”, che il seme del loro “illuminismo” inizia a concretizzarsi trovando fertile humus nel loro terreno culturale quando i due sovrani s’incontrano sotto una tenda e Khal, trattando il nemico vinto in una inusuale cortesia per quei tempi, inizia ad esporre l’assetto geo-politico che intende dare al suo Occidente in cui vorrebbe anche coinvolgere la parte illuminata del mondo islamico.

Lei crede realmente nell’esistenza di un “impero illuminato”? Non le sembra che i due termini siano in contraddizione? Un potere coercitivo che rischiara la mente… Credo che la contraddizione tra imperialismo e impero illuminato sia solo apparente e comunque nella fase iniziale del progetto di Khal e di Suleim quando questi viene coinvolto nella visione di universalità da dare ai loro rispettivi imperi. Ritengo, infatti, che si può parlare di imperialismo soltanto quando questi è fine a se stesso in una visione egemonica; quando però lo scopo è quello di abbattere ancien regimi, legati a un sorpassato e, direi, esasperato nazionalismo, per dare vita a una struttura continentale unita sotto una unica Corona, un solo ordinamento legislativo, il pieno rispetto delle singole tradizioni inglobate in un concetto più ampio, nel mio caso l’Impero Occidentale e, in ultimo, la libertà di professare il proprio Credo senza timore di ritorsioni o persecuzioni perché allo Stato interessa non avviare azioni coercitive ma il rispetto delle Leggi che regolano il vivere sociale delle popolazioni all’interno di esso. E’ l’apoteosi di un “Illuminismo” politico che affonda le proprie radici nella Conoscenza e nel Sapere, figli del Pensiero che da pura astrazione di traduce in reale applicazione.

Quando lei scrive ha un luogo che le è particolarmente caro o una musa ispiratrice? Scrivere per me è una necessità direi fisica. Il bisogno di dare corpo alle mie riflessioni, alle meditazioni che, spesso, prendono vita anche durante il corso di una passeggiata, ove riesco a cogliere, nel quotidiano svolgimento della vita sociale intorno a me, aspetto o angoli che ai molti sfuggono perché dati per scontati. Io la chiamo “l’osservazione dello scrittore”. L’opera nasce dalla conoscenza storica acquisita nel corso degli anni sull’Islam e sulla sua evoluzione storica, a partire dal 600 d. C., quando le armate saracene, per obbedire ai dettami dell’Islam diedero corso alle loro campagne di conquiste. Inizialmente era mero imperialismo ma la tolleranza, la Conoscenza e il Sapere, l’Arte e le nozioni matematiche, che come seme furono trasportati dalle armate conquistatrici, trasformarono questo imperialismo in un “illuminismo” che aveva come una  propria connotazione nell’Islam. È  comunque nella solitudine del mio studio che amo tradurre in scritto i miei pensieri, un mio piccolo e infinito mondo che, spesso, dalle pareti travalica portandomi insieme ai protagonisti dei miei romanzi. Sono stato con Khal nei campi di battaglia; con Alyna; Suleim e con i personaggi che hanno “vissuto” questa vicenda che ho narrato con autentico piacere mentale. Ho dedicato, in primis, questo mio lavoro non a una Musa ma a Colei che amo definirla mia Mammina Celeste e spero di non essere irriverente se amo definirla la mia unica e vera Musa. 

Nella sua biografia c’è scritto che lei è molto legato alla sua terra, la Sicilia, cosa cambierebbe nei siciliani e cosa lascerebbe intatto nei siciliani? In realtà, pur avendo trascorso per la maggior parte la mia fuori dalla mia Sicilia, il legame è sempre rimasto saldo e, a volte, permeato da una sottile patina di nostalgia. Vivo è il ricordo degli odori, dei sapori del frinire delle cicale nelle estati, un sottofondo direi musicale di quelle sere estive. Lascerei intatta l’anima del popolo siciliano. Un’anima antica, forse un po’ fatalista ma, probabilmente, è il retaggio storico che finisce per penalizzarlo o forse l’antidoto a quelle vicende che lo hanno visto, spesso, non come protagonista ma soggetto passivo. Una cosa temo che esso finisca per perdere la sua connotazione storica e tradizionale in nome di un modernismo che non è evolutivo ma soltanto mero e, a volte, becero materialismo. Io, che non amo definirmi “moderno”, sono lieto di aver saputo coniugare in maniera armonica il mio retaggio di storia e tradizione e la proiezione mentale verso impulsi innovativi; in fondo, “l’essere siciliano”, dovrebbe avere questa forma mentis.

Quali progetti ha per il prossimo futuro? Al momento sono impegnato nella stesura de IL DESERTO, un romanzo mistico che tratta la lotta tra Bene e Male in cui gli esseri umani hanno una parte rilevante. È ambientato nel deserto del Nedved, all’epoca delle crociate, e anche in questo lavoro ho inteso portare un messaggio di pace tra gli uomini, figli tutti dello stesso Padre. In esso ho profuso le mie conoscenze teologiche, filosofiche e le riflessioni a esse connesse. Nella mente sto costruendo un quarto lavoro che titolerò L’ERETICA, articolato, in massima parte, nello scontro dialettico tra una donna accusata di eresia  e un inquisitore, che rifugge dalla tortura perché non crede ai suoi risultati. “Tutti sotto tortura finiscono per ammettere colpe anche non vere” è solito affermare. La verità si può raggiungere soltanto attraverso un contraddittorio verbale con la persona posta sotto accusa. Sarà un’interlocuzione tra inquisita e inquisito, nel corso della quale emergeranno le contraddizioni presenti all’interno di essere Chiesa nel periodo in cui imperversò la Santa Inquisizione. Sono certo che sarà un lavoro impegnativo ma ricco di soddisfazioni e forse attraverso il mio scritto riuscirò a rendere giustizia alle migliaia di vittime innocenti ( si stima che vi furono 80 milioni di roghi ma è una cifra aleatoria perché spesso le carte processuali venivano bruciate insieme al condannato). Un mio progetto ma forse è giusto definirlo sogno è potere avere la possibilità di aiutare fattivamente quei fratelli e quelle sorelle che hanno bisogno della Provvidenza e forse il Buon Dio ha voluto darmi il dono di scrivere, proprio per essere un suo strumento.

Il romanzo storico da lei scritto le è servito da sfondo per poter paragonare Occidente ed Islam , due mondi opposti ma che trovano un’unione, una coesione nei protagonisti, perché questa scelta? Sicuramente l’intenzione è stata questa, ovvero una comparazione tra l’epoca in cui avvenne la vicenda narrata e quella odierna. Molte, infatti, sono le similitudini che accomunano i due tempi, l’unica differenza credo sia quella che sia in Occidente che nel mondo islamico mancano o forse non fanno udire la propria vice i vari Khal e Suleim e la ciò non mi stupisce. L’Occidente e in particolare l’Europa, sono guidate non dalla “politica” ma dall’alta finanza che, pur di trarre il loro profitto, non esita a svendere i popoli che la compongono, svendendo ideali, tradizioni e persino la propria convinzione religiosa in ciò che io definisco un falso progressismo e pseudo laicismo. L’Islam, di contro, almeno io ritengo, sempre più si sta avviando verso un dogmatismo religioso che è puro oltranzismo e foriero di instabilità se non proprio di conflitti armati che hanno sempre e comunque le vittime di ieri, oggi e domani: gli innocenti che altro non chiedono di vivere lontani dalle guerre, la miseria e dal sangue sparso invano.       

Ringrazio l’autore per la sua disponibilità e cortesia.

 

Anna Pizzini

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